Diritti Tv: il merito è assente

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L’Antitrust ha chiesto al Parlamento italiano di modificare il sistema di ripartizione dei diritti televisi dei Club di Calcio (1 miliardio di euro), affidandolo ad un soggetto terzo indipendente e non più alla Lega presieduta da Maurizio Beretta, che come sempre succede in Italia è uomo con molteplici conflitti d’interesse.

Questa richiesta è stata formulata perchè, il sistema utilizzato ora, non tiene minimamente in considerazione i risultati sul campo delle diverse squadre. Infatti, su 1000 euro di ricavi che la Lega Calcio riconosce al club solo 50 euro dipendono dalla classifica, mentre in Premier League 250 euro ogni 1000 euro e in Bundesliga 500 euro ogni 1000 euro.

Nel dettaglio il Garante per la concorrenza si esprime così:

«La remunerazione del merito sportivo agevolerebbe il conseguimento dell’equilibrio tra i partecipanti alle competizioni e stimolerebbe gli investimenti nello sport anche da parte di nuovi entranti. Per converso, qualora, la quota delle risorse sia allocata secondo criteri che premiano in buona parte la storia e la notorietà di un club, gli investimenti volti a sviluppare club minori per portarli a competere ad armi pari non potrebbero produrre un’adeguata remunerazione in tempi ragionevoli e, quindi, non verrebbero effettuati»

Questo sistema di distribuzione dei ricavi deriva dalla Legge Melandri che introduceva la compravendita centralizzata dei diritti televisivi affidandola interamente alla Lega Calcio. La legge, inoltre, prevedeva una suddivisione dei ricavi:

  • 40% da dividere in parti uguali
  • 30% in base al bacino d’utenza e al numero dei tifosi
  • 30% in base al risultato sportivo

A differenza dell’Italia, la quota dei diritti tv suddivisa in parti uguali , è sia in Inghilterra che in Germania del 50%, anziché del 40%. Poi in Premier e in Bundesliga non esiste il parametro legato ai bacini d’utenza (30%) e al numero dei tifosi.

Il problema sta anche nel fatto che il 30% distribuito al merito non si riferisce all’ultimo campionato, ma in base a 3 criteri:

  1. risultati dell’ultima stagione
  2. risultati ottenuti dal 1946 ad oggi
  3. posizione in classifica negli ultimi 5 anni

Tutto questo per permettere ai soliti Top Club di non perdere troppi soldi rispetto alla contrattazione individuale svolta fino all’introduzione della Legge Melandri. Tanto per non farci mancare niente la Lega ha deciso di distribuire, solo alle prime 10 classificate, tutti gli eventuali incrementi di ricavi ottenuti, tagliando fuori tutti quei piccoli club che si trovano nella parte destra della classifica.

Mentre in Premier League la restante parte dei diritti tv spetta per il 25% sulla base dell’ultima classifica e per il 25% in base alle partite effettivamente trasmesse visto che solo un terzo circa dei match è coperto dal contratto tv. In Germania, invece, si tiene conto dei risultati dell’ultimo triennio, in base ai quali viene distribuito il 25% dei ricavi tv, e dell’ultimo torneo in base a cui si assegna il restante 25%.

Sapendo che le squadre di Serie A basano la loro sopravvivenza e competitività sui soldi dei diritti Tv chi vorrà mai investire sui club minori come Siena, Pescara e Chievo? Come potrà mai il nostro campionato diventare più competitivo e spettacolare?

RM

2 Pensieri su &Idquo;Diritti Tv: il merito è assente

  1. La cosa che maggiormente ridere è il seguente criterio:
    “2. risultati ottenuti dal 1946 ad oggi”
    Magari prima o poi ci sarà una regola che garantisce un gol di vantaggio in trasferta in base ai risultati ottenuti dal 1946 ad oggi😀

  2. AhAhAh..hai proprio ragione è una regola ridicola.
    L’Italia nella specialità creatività per non modificare mai lo status quo è campione del mondo da 2000 anni consecutivi.

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